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IL BLOG DI LEONARDO MANETTI SUL CHIANTI E LE SUE CAPITALI: FIRENZE E SIENA
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venerdì 2 dicembre 2016

Paesi del Chianti: Gaiole In Chianti (uno dei comuni della storica Lega del Chianti)


Gaiole anticamente chiamata Cajolum, nella valle dell'Arbia, forma un comune che si estende sul fianco occidentale del MonteGrosso, o Grossi, lungo il torrente Massellone sulla strada che da Siena conduce a Montevarchi. 

La storia di Gaiole in Chianti è strettamente legata alla sua posizione di nodo viario nelle comunicazioni tra il Chianti e il Valdarno superiore. Grazie a ciò divenne la sede del mercato dei vicini castelli. La forma della abitato di Gaiole in Chianti rivela palesemente la sua origine di mercatale. Nel XIV secolo Gaiole e la sua comunità entrarono a far parte della Lega del Chianti.

Nei dintorni del borgo ci sono due luoghi molto interessanti: la Pieve di Santa Maria a Spaltenna e il borgo di Vertine, dal caratteristico cerchio di mura a forma ovoidale. 

Terra di boschi e di colline, di vigne e di oliveti, Gaiole in Chianti è culla di produzioni artigianali che affondano le loro radici in un lontano passato. Gaiole in Chianti gode, oltre che di peculiarità artistiche e paesaggistiche conosciute in tutto il mondo, anche di una meritata fama in fatto di enogastronomia. Sebbene il vino e, anche se da minor tempo, l'olio extravergine di oliva sono i cavalli di battaglia da molti anni, ultimamente anche altre produzioni alimentari di differenti categorie stanno assumendo un ruolo sempre più importante quali testimonial del territorio, quali i salumi. 

Da Gaiole parte L'Eroica, una manifestazione cicloturistica ormai di fama internazionale che si tiene solitamente la prima domenica di ottobre e si svolge dal 1997. Ha la particolarità di rievocare il ciclismo di un tempo, con percorsi che si svolgono in buona parte su strade bianche con biciclette d'epoca. 

Nel 1716 il Granduca di Toscana Cosimo III emise un bando che decretava che i vini prodotti a Castellina, Gaiole e Radda potessero chiamarsi vini del Chianti delimitando quindi la zona vinicola Chianti fino ad includere circa i 3/5 del Comune di Greve. La successiva istituzione della Podesteria del Chianti con sede in Radda, vide l'inclusione dei tre comuni della vecchia lega del chianti e dell'intero comune grevigiano, allora ancora privo del suffisso "in Chianti" ma di fatto incluso in toto nello stesso. Con la creazione nel 1932 della zona vinicola Chianti questi quattro comuni ricaddero all'interno della sottozona denominata Classico.



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venerdì 25 novembre 2016

Un viaggio nel tempo e nello spazio al Castello di Sammezzano



Il castello di Sammezzano, circondato da un ampio parco, si trova nell'omonima località nei pressi di Leccio, nel comune di Reggello in provincia di Firenze.
L'edificio principale è una costruzione eclettica in stile moresco ed è stata edificata nel 1605 per volere della famiglia Ximenes D'Aragona. La storia del luogo è però più antica e viene fatta risalire all'epoca romana.
Successivamente passò in eredità a Ferdinando Panciatichi Ximenes d'Aragona che lo riprogettò tra il 1853 e il 1889. In circa quaranta anni il marchese progettò, finanziò e fece realizzare il parco e il castello di Sammezzano, il più importante esempio di architettura orientalista in Italia. Fu allo stesso tempo proprietario e committente; pur senza laurea specifica, fu ingegnere, architetto e geologo. Una spiccata intelligenza unita a buon gusto e capacità pratiche gli permise di ideare, progettare, finanziare il castello realizzando in loco e con l'ausilio di manodopera locale gran parte dei manufatti di cui il Castello è costituito.
Il Marchese Ferdinando trascorse qui i suoi anni sovrintendendo egli stesso alla messa in opera del suo Sogno d'Oriente, leggendo sui libri, disegnando egli stessi i racemi e i disegni che tuttora sono visibili nelle stanze del Castello. Non viaggiò mai in Oriente eppure camminando nelle sale del Castello al Piano Nobile non si può fare a meno di pensare a quei luoghi lontani: Spagna e India in primis.
Il parco, tra i più vasti della Toscana, venne fatto costruire a metà dell'Ottocento da Ferdinando Panciatichi, sfruttando terreni agricoli attorno alla sua proprietà e una ragnaia di lecci. Vi fece piantare una grande quantità di specie arboree esotiche, come sequoie e altre resinose americane.

Il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d'Aragona nato a Firenze nel 1813, tra tutte le sue proprietà amò (e odio) sempre il Castello di Sammezzano, deluso anche dai suoi contemporanei e dalla vita politica di allora, preferì rifugiarsi qui lontano dalle voci, dagli scandali e dalle delusioni di partito e di ideali liberali quali lui aveva.
Ferdinando Panciatichi Ximenes d'Aragona fu uomo molto attivo in vari settori della vita sociale: esperto di scienze, filantropo, mecenate, fine collezionista, melomane ed amante di Verdi. A vario titolo fece parte di innumerevoli enti fra cui: Accademia dei Georgofili (1855); Società di Orticultura (vice presidente); Accademia di Belle Arti (accademico onorario) e Promotore per il monumento a Dante Alighieri in occasione del 6° centenario dalla nascita. Fu anche un uomo politico molto impegnato nel periodo di Firenze Capitale e dell'Unità d'Italia. Di idee liberali e fiero anticlericale, Ferdinando Panciatichi fu consigliere nel Municipio di Reggello e di Firenze tra il 1859 e 1865 e consigliere del Consiglio Compartimentale (poi Consiglio Provinciale) tra il 1860 e 1864. Fu eletto per due volte deputato del Regno tra il 1865 e il 1867. Nel medesimo anno, pochi mesi dopo l’elezione, diede le dimissioni per protesta contro la legge sull’asse ecclesiastico che non garantiva di rispettare quanto invece promesso agli elettori.
In merito all'Unità d'Italia, Ferdinando ben presto mostrò la sua cocente delusione per come era nata l’Italia: tale scoramento è espresso in una frase in latino del 1870 riportata nella nicchia del Corridoio delle Stalattiti che, tradotta, recita: ”Mi vergogno a dirlo, ma è vero: l’Italia è in mano a ladri, esattori, meretrici e sensali che la controllano e la divorano. Ma non di questo mi dolgo, ma del fatto che ce lo siamo meritato”. Il percorso nelle sale è intriso dei pensieri anche ripresi da poesie, scritti in latino nascosti tra gli stucchi e i colori, e ogni particolare nasconde un pensiero del Panciatichi.



Morì nel 1897 lasciando incompiuto il Castello. Alla morte fu sepolto in una tomba collocata nel castello; il suo corpo fu poi traslato nel 1916 e sistemato nella cappella del Cimitero di Sociana, dove riposa anche la figlia Marianna.
Il Comune di Reggello ha ricevuto in dono il progetto per il restauro del Sepolcreto redatto dall’ Arch. Marco Lungani. E’ necessario raccogliere la cifra necessaria per consentire al comune di realizzare il progetto, già approvato.

Nel dopoguerra il castello è stato adibito a hotel di lusso. Nonostante la vendita all'asta del 1999 e alcuni urgenti lavori di restauro, è in stato di abbandono. Nell'aprile 2012 si è costituito un comitato, FPXA-SAMMEZZANO, che ha tra le proprie finalità quella di promuovere e valorizzare il castello di Sammezzano. Nell'ottobre 2015 il castello è stato nuovamente messo all'asta a causa del fallimento della società italo-inglese che lo acquistò nel 1999; questa, con base di 20 milioni di euro è andata due volte deserta.
Nel 2015 è stato ambientazione d'interni per il film Il racconto dei racconti - Tale of Tales, diretto da Matteo Garrone e interpretato da Vincent Cassel e Salma Hayek.
In esso vi è stato girato il video della canzone Ora o mai più (le cose cambiano) di Dolcenera.

fonti:



Entrare in questo castello è un viaggio nel tempo e nello spazio. Si rimane incantati dai colori architettonici e della luci che attraverso i vetri entrano in queste stanze da favola, la grande attenzione ai dettagli è quella che fa la differenza in questo capolavoro. Per me che scrivo gli elementi che mi colpiscono di più sono i pensieri scritti nelle sale, spesso nascosti tra gli stucchi, che riescono a dare vita al castello e a far parlare delle stanze vuote.”


- Tutte le foto pubblicate sono state scattare durante la mia visita al castello il 20 Novembre 2016 - 






venerdì 18 novembre 2016

Paesi del Chianti: Castellina in Chianti (uno dei comuni della storica lega del Chianti)


Castellina è situata proprio al confine tra il versante senese e quello fiorentino dell'area chiantigiana, in una posizione strategica lungo l'attuale S.R. 222 che collega Siena e Firenze. Questo centro chiantigiano è dominato dall'alta rocca medievale arcigna e pietrosa che sovrasta il borgo ampio e moderno.

La collocazione di Castellina, il cui abitato è costruito su un crinale che domina la Valdelsa e tutto il territorio circostante, è stata motivo di secolari battaglie tra le Repubbliche di Siena e Firenze, rese ancor più epiche da aneddoti e leggende come quella del Gallo nero.

Prima di entrare in paese, se si viene dalla Chiantigiana da Firenze, sulla destra c'è una collinetta verde regolare, circondata da pini. Si tratta della necropoli Etrusca di Montecalvario, che contiene, disposte a croce, quattro tombe a camera costruite con grossi massi di pietra e poi ricoperte dalla collina artificiale. Questa prova l'esistenza di un importante stanziamento etrusco in questi luoghi.

Le prime memorie scritte risalgono pero' al Medioevo: nel XI secolo Castellina era nominata come insediamento dipendente dal vicino Castello del Trebbio (corrispondente alla odierna località di Trebbia nel Comune di Radda in Chianti) sotto il controllo dei conti Guidi, ai quali si deve la costruzione delle prime fortificazioni.

Castellina, è circondata da ville e fattorie trasformate in hotel e relais di lusso, nel centro sono molto suggestive le gallerie che attraversavano la cinta muraria, ancora oggi visitabile e la torre. 
La Torre, dal 2006 sede del Museo Archeologico del Chianti Senese, offre l'eccezionale la vista sul paese e del territorio circostante: da Siena a Volterra, dai monti del Casentino al Montemaggio.

Nel 1716 il Granduca di Toscana Cosimo III emise un bando che decretava che i vini prodotti a Castellina, Gaiole e Radda potessero chiamarsi vini del Chianti delimitando quindi la zona vinicola Chianti fino ad includere circa i 3/5 del Comune di Greve. La successiva istituzione della Podesteria del Chianti con sede in Radda, vide l'inclusione dei tre comuni della vecchia lega del chianti e dell'intero comune grevigiano, allora ancora privo del suffisso "in Chianti" ma di fatto incluso in toto nello stesso. Con la creazione nel 1932 della zona vinicola Chianti questi quattro comuni ricaddero all'interno della sottozona denominata Classico.



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domenica 6 novembre 2016

Paesi del Chianti: Radda in Chianti (uno dei comuni della storica lega del Chianti)


Il territorio comunale di Radda in Chianti  è posto sulle colline che occupano il tratto iniziale della valli dell'Arbia e della Pesa. Il territorio comunale è interamente compreso nel Chianti Classico.

L'area intorno al capoluogo risulta abitata fin dal 2000 a.C., come dimostra l'area archeologica di Poggio la Croce dove sono emersi i resti di un antico villaggio e dove, nel corso degli scavi effettuati nell'ultimo decennio, sono stati riportati alla luce molti reperti. In seguito, anche se di questo sono emerse pochissime tracce, si può ipotizzare la presenza di un villaggio etrusco. Alla caduta dell'impero romano, nel V secolo, nella zona si erano già formati piccoli agglomerati di carattere rurale che esistono ancora oggi; questi borghi erano Castelvecchi, Monterinaldi, Volpaia e la stessa Radda.

L'abitato di Radda si presenta racchiuso all'interno della cerchia muraria in parte conservata. Il centro storico ha un impianto urbanistico costituito da un asse viario principale, sul quale si apre la piazzetta sulla quel prospettano sia il Palazzo del Podestà che la chiesa parrocchiale; da questo asse viario principale partono altre strade minori che compongo un anello. Grazie al fatto che l'impianto urbanistico di Radda non abbia conosciuto modifiche nel corso dei secoli le sue abitazioni civili hanno mantenuto le strutture medievali che sono state riportate alla luce solo dopo dei restauri effettuati verso la fine del XX secolo. Un edificio sul retro della chiesa porta inciso sulla facciata la data 1479 ; nel borgo sono da segnalare anche il Palazzo Minucci e altri palazzotti tutti realizzati tra il Sei-Settecento.

Nel 1716 il Granduca di Toscana Cosimo III emise un bando che decretava che i vini prodotti a Castellina, Gaiole e Radda potessero chiamarsi vini del Chianti delimitando quindi la zona vinicola Chianti fino ad includere circa i 3/5 del Comune di Greve. La successiva istituzione della Podesteria del Chianti con sede in Radda, vide l'inclusione dei tre comuni della vecchia lega del chianti e dell'intero comune grevigiano, allora ancora privo del suffisso "in Chianti" ma di fatto incluso in toto nello stesso. Con la creazione nel 1932 della zona vinicola Chianti questi quattro comuni ricaddero all'interno della sottozona denominata Classico.

A giugno c'è la manifestazione Radda nel Bicchieri, la kermesse dedicata al vino da oltre vent'anni. 



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domenica 30 ottobre 2016

Il team di CurioCity.travel vi fa scoprire leggenda del Gallo Nero


CurioCity.travel è un progetto nato dalla voglia di rendere l’esperienza di viaggio più ricca e coinvolgente, per scoprire curiosità e vivere in modo autentico ed esperenziale le destinazioni.

Al progetto lavora un team di persone con una formazione manageriale orientata al turismo e alle discipline umanistiche. La nostra filosofia di viaggio:
Un forte interesse per le tradizioni e le culture, un’insaziabile voglia di scoprire nuove storie, curiosità e sapori, una combinazione che rende autentica e unica ogni esperienza di viaggio.
Siamo partiti dalla nostra Firenze, culla del Rinascimento e città che ha mantenuto il fascino e lo splendore del passato, che inneggia alle proprie bellezze e allo stesso tempo nasconde delle perle tutte da scoprire.
È questo quello che facciamo e che invitiamo a fare, raccontare le più svariate destinazioni con un pizzico di curiosità in più, scoprendone i lati più autentici e coinvolgenti, per un’esperienza di viaggio indimenticabile.
Vi invitiamo quindi a raccontarci il meglio delle città, le esperienze da vivere, le curiosità, i vostri viaggi, le tradizioni locali, tutti i segreti dei luoghi a cui vi sentite più legati.
Firenze è solo l’inizio, la prima tappa di un viaggio fra le bellezze e le curiosità uniche di tutti i luoghi del pianeta. Attraverso i vostri contributi vi porteremo alla scoperta più profonda e coinvolgente di tutti i luoghi che vorrete visitare.

Per seguirci o contribuire clicca qui: www.curiocity.travel

               La leggenda del Gallo Nero, simbolo del Chianti Classico


Sicuramente il Chianti Classico è conosciuto in tutto il mondo, così come il suo simbolo, il Gallo Nero su sfondo oro, quello che però non tutti sanno è che dietro la scelta di questo simbolo esiste una leggenda molto curiosa ed originale.
Siamo nel Medioevo e le tensioni tra la Repubblica fiorentina e quella senese sono fortissime, complice anche il fatto che i confini del ricco territorio del Chianti, ancora non sono stati ben delineati. Per risolvere la diatriba le due città arrivano ad un accordo; decidono di far partire dalle rispettive città due cavalieri e di stabilire il confine nel luogo del loro incontro.
La partenza è fissata per l’alba al canto del gallo prescelto. Siena opta per un gallo bianco, mentre Firenze per un gallo nero, e decide di tenerlo al buio e a digiuno all’interno di una piccola gabbia. Il giorno stabilito, non appena il gallo dei fiorentini viene liberato inizia a cantare, anche se all’alba manca ancora molto tempo, permettendo la partenza al cavaliere di Firenze, con grande anticipo rispetto all’avversario che, partito regolarmente, incontra il fiorentino a Fonterutoli, paesino distante solo dodici chilometri da Siena. È così che quasi l’intero territorio del Chianti è passato sotto il controllo della Repubblica fiorentina ancor prima della caduta della stessa Siena.
Il gallo nero quindi fu scelto dalla Repubblica fiorentina come simbolo del Chianti in segno di riconoscenza per averle permesso il controllo del territorio e la vittoria su Siena.





sabato 22 ottobre 2016

"Firenze: città con un cuore immenso" di Melinda Gallo


Quando sono venuta a Firenze la prima volta, sono rimasta stupefatta. Mi sono chiesta com’era possibile che una città relativamente piccola potesse essere così ricca di arte, storia e architettura. Sono nata in California e ho vissuto tanti anni a Parigi e a Londra, ma non avevo mai visto una città come Firenze. Dopo tre giorni dal mio arrivo a Firenze, non volevo più andare via. All’inizio, non capivo perché questa città appena conosciuta mi fosse rimasta nel cuore. Mi ci è voluto qualche anno per capire che Firenze ha qualcosa di speciale che poche altre città hanno: un cuore immenso.
È da quattordici anni ormai che sto a Firenze. I primi due anni vedevo la bellezza di Firenze come una cosa piuttosto statica. Ho fatto una pausa di cinque anni negli Stati Uniti e quando sono ritornata a Firenze, mi sono promessa di non prendere mai per scontato la sua bellezza e ricchezza. Vivendo in una città come Firenze, è facile vedere la sua bellezza senza apprezzarla. Ci si abitua al suo fascino un po’ come un diamante che si porta sulla mano: non si apprezza veramente il suo splendore ogni volta che lo si guarda. È veramente troppo facile passare davanti al Duomo senza vederlo davvero. Si ha sempre da fare e posti dove andare. Ma la bellezza di una città come Firenze diventa più importante quando la si apprezza col cuore.
Dodici anni fa ho cominciato un blog in cui scrivo della mia vita a Firenze. Il mio blog mi ha aiutato a rimanere aperta a Firenze. All’inizio, facevo delle foto per accompagnare ogni articolo e dopo qualche anno mi sono comprata una reflex per poter fare delle foto migliori. Con questa macchina fotografica, ho cominciato a vedere più sfaccettature nel fascino di Firenze. Attraverso di un obbiettivo, ho potuto vedere la mia città in un altro modo e, alla fine, di apprezzarla di più.
Ora non uso più la mia reflex perché con il mio iPhone posso scattare una foto a qualsiasi momento. L’arrivo di Instagram mi ha cambiato in meglio la vita. Il più grande piacere per me è la possibilità di condividere le mie foto quasi istantaneamente su Instagram. Apprezzare una veduta mentre sono a giro per la mia città amatissima, scattarne una foto e condividerla quasi subito mi riempie di gioia. Il mio piacere non è soltanto nel fare la foto ma anche nel condividerla. Ogni foto che scatto non è solo una veduta ch’è piaciuta ai miei occhi ma è un momento in cui ho sentito un’emozione da Firenze.
La bellezza di Firenze è solo l’inizio dell’amore che dà questa splendida città. Il suo fascino entra negli occhi e arriva direttamente al cuore. Amo Firenze non solo perch’è bella ma perché la sua bellezza trasmette amore a tutti che si aprono il cuore a lei."

Melinda Gallo







giovedì 13 ottobre 2016

Poesia e Libertà, Venerdi 21 ottobre a Greve in Chianti


Venerdì 21 Ottobre alle ore 17:30 a Greve in Chianti (FI) presso la Biblioteca Comunale “Carlo e Massimo Baldini”, in Piazza Terra Madre, avrà luogo la terza tappa del free reading itinerante sulla libertà, ideato, organizzato e condotto dalla poetessa e scrittrice Claudia Piccini, il poeta e coordinatore provinciale Csain per la cultura Emanuele Martinuzzi e il poeta Leonardo Manetti, con la collaborazione del Comitato Provinciale Csain di Firenze e la collaborazione del Movimento culturale ed artistico del Metateismo. La prima tappa alla Libreria Nardini Bookstore di Firenze e la seconda tappa allo Studio 38 Contemporary Art Gallery di Pistoia hanno riscosso un grande successo di partecipanti. Ospiti della serata saranno la pittrice Maria Florea, che ha studiato all’Universita di arte visuali “George Enescu” di Iasi e all’Accademia d’arte C.G. Cignaroli di Verona, avendo al suo attivo molte mostre collettive e personali, nazionali e internazionali, la pittrice Sabrina Capurro, che porta al suo attivo sei personali, quattro collettive con artisti altamente riconosciuti come Fulvio Castellucci, Becattini Elisa, Carmelo Librizzi ed altri ancora, conosciuta per la tecnica DIAMANTE fatta con smalto cosmetico da unghie, infine il pittore Marcello Cannelli, che ha frequentato per cinque anni la “Bottega d’Arte Masaccio” di S.Giovanni V.no coi Maestri Massimo Callossi e Valerio Donati, approfondendo la conoscenza culturale pittorica e tecnica dei Grandi Maestri dal Rinascimento fino ai primi del Novecento, la sua prima mostra personale risale al settembre 2015 nella “Galleria Monticini” di Montevarchi con grande successo di pubblico e critica. Ogni ospite parlerà della libertà e proporrà alcune delle loro opere più significative attinenti al tema della serata.
L’evento vedrà poeti alternarsi a leggere i loro componimenti, toccando le molteplici sfumature della libertà.
Un viaggio, singolare ed emozionante, accompagnato dalla maestria del chitarrista classico Dimitri.
Fotografo ufficiale dell’evento l’artista Angelo Celsi.

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